Martedì, Dicembre 26, 2006

25 giugno 1992 ultimo intervento pubblico di Paolo Borsellino

Trascrizione dell'ultimo intervento pubblico di Paolo Borsellino

25 giugno 1992 nell'atrio della biblioteca comunale di Palermo, Paolo Borsellino ricorda la figura di Giovanni Falcone.
E' il suo ultimo intervento pubblico prima dell'attentato del 19 luglio 1992 in cui morì.Non voglio dire che cominciò a morire il primo gennaio 1988 e che questa strage del 1992 sia il naturale epilogo di questo processo però quello che ha detto Antonio Caponetto è vero, perchè oggi che tutti ci rendiamo conto della statura di quest'uomo ripercorrendo queste vicende della sua vita personale e ci accorgiamo di come in effetti il paese, Lo Stato la magistratura che forse ha più colpa di ogni altroNel 1988 quando Falcone solo per continuare il suo lavoro propose la sua aspirazione a succede ad Antonino Caponetto il consiglio superiore della magistratura gli preferì il consigliere Antonino Meli.
C'eravamo tutti resi conto che c'era questo pericolo e fino all'ultimo sperammo che Antonino Caponetto potesse passare gli ultimi due anni della sua vita professionale a Palermo, ma quest’ uomo, Caponetto, il quale rischiava perchè anziano, non sopportabile da nessuno già da anni, il quale rischiava di morire a Palermo perchè non avrebbe superato lo stress fisico a cui da anni si sottoponeva.
A quel punto fummo noi stessi, Falcone in testa pur estremamente convinti del pericolo che si correva a convincerlo ad allontanarsi da Palermo. Si aprì la corsa alla successione all'ufficio dell'istruzione del tribunale di Palermo Falcone concorse qualche Giuda si impegnò subito a prendere in giro ed il giorno del mio compleanno il consiglio superiore della magistratura ci fece questo regalo, preferì Antonino Meli.
Giovanni Falcone dimostrando di voler continuare comunque a fare il lavoro che aveva inventato e nel quale ci aveva tutti trascinati cominciò a lavorare con Antonino Meli nella convinzione che nonostante lo schiaffo datogli dal consiglio della magistratura avrebbe potuto continuare il suo lavoro e continuò a crederlo.
Nonostante mi trovassi in un osservatorio abbastanza privilegiato perchè ero stato trasferito  a Marsala per cui guardavo dall'esterno questa situazione, mi ero reso conto subito che nel volgere di pochi mesi Giuseppe Falcone sarebbe stato distrutto e ciò che più mi addolorava era che Giovanni Falcone allora fosse morto professionalmente, nel silenzio e senza che nessuno se ne accorgesse.
Questa fu la motivazione per cui alla presentazione del libro "La mafia di Agrigento"denunciai quello che stava accadendo a Palermo.
Per questa verità io rischiai conseguenze pesantissime, ma quel che è peggio è che questa iniziativa all’inizio sembrava solo nei miei confronti del consiglio superiore.. si scoprì quello che era il suo obbiettivo.
Proprio approfittando del problema che io avevo sollevato doveva essere eliminato al più presto Giovanni Falcone e forse io questo lo avevo anche messo in conto perché ero convinto che lo avrebbero eliminato ma almeno dissi se deve essere eliminato l’opinione pubblica lo deve sapere e lo deve conoscere.
Il pool antimafia deve morire davanti a tutti, non deve morire in silenzio.
Allora l’opinione pubblica fece il miracolo perché nell’estate dell’agosto 1988 l’opinione pubblica si mobilitò e costrinse il consiglio superiore della magistratura a rimangiarsi in parte la sua decisione dei primi di agosto tanto che il 15 settembre se pur zoppicante il pool antimafia fu rimesso in piedi.
Il lavoro del pool antimafia era ad un punto morto e contro questo insorse Paolo Borsellino.

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Paolo Borsellino fece un intervista in cui denunciò con molta puntualità e molta precisione quello che accadeva all’ufficio istruzione dall’arrivo di Meli in poi.

Antonio Ingro disse a proposito:

 “ Si era reso conto che si era arrivati ad un punto in cui la lotta alla mafia per quell’epoca era arrivata al punto più basso di tensione e quindi era importante per lui togliere l’alibi a chiunque nel mondo delle istituzioni l’alibi di non sapere.
Le dichiarazioni di Borsellino ebbero un impatto enorme.
Il consiglio superiore della magistratura avviò un indagine sulla situazione a Palermo.
Di fronte al precipitare della situazione con la carriere di Borsellino a repentaglio Falcone decise di alzare la posta e diede le dimissioni.
Dopo una seduta durata tutta la notte si decise un blando compromesso ed un invito a Falcone  e Meli ad appianare le loro divergenze.
Falcone non ebbe altra scelta che ritirare le proprie dimissioni.
Quella crisi lo lasciò ancora più debole ed esposto.

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