Mercoledì, Maggio 09, 2007
Milano 09 maggio: Segregata per anni, arrestata famiglia rom
Sei persone sono state arrestate a Milano per aver sequestrato e ridotto in schiavitù una donna. La vittima è una marocchina di 32 anni, rapita nel 1992, quando ne aveva solo 17, costretta a rubare in Italia e all'estero e violentata per anni. I provvedimenti cautelari nei confronti di sei membri di una famiglia nomade di origine irachena che aveva base nel campo di Limbiate sono stati emessi dal gip Fabio Paparella in seguito a un'indagine condotta dal pm Marco Ghezzi. Le ipotesi di reato sono associazione per delinquere finalizzata al furto e altri reati, violenza sessuale e riduzione in schiavitù.Nel 1992 la ragazza, che conosceva uno dei membri della famiglia da qualche anno e se ne era innamorata, aveva accettato di seguire in un viaggio in Marocco la famiglia di quelli che sarebbero poi diventati i suoi aguzzini. Secondo gli inquirenti, era poi stata narcotizzata e al suo risveglio si era trovata in Spagna, da dove poi era passata in Francia e infine a Milano. Per anni era stata assoggettata al gruppo di nomadi che la costringevano a commettere furti in tutta Italia (in particolare a Pavia e Genova), ma anche all'estero: in Spagna, Francia, Olanda e perfino negli Stati Uniti. L'inchiesta era partita dalla denuncia della stessa vittima che era riuscita a liberarsi trovando rifugio in Olanda dalla sorellaQuest'ultima aveva chiamato la famiglia di Limbiate spiegando che la 32enne marocchina doveva recarsi in Marocco per una questione di eredità. I nomadi avevano dunque accettato di lasciarla partire. Ma il volo che la ragazza aveva prenotato era per Dusseldorf, in Germania, da qui poi aveva raggiunto la sorella nei Paesi Bassi e denunciato lo stato di schiavitù in cui da anni era stata ridotta. A quanto si è appreso, la giovane tenuta per quasi 15 anni in stato di schiavitù avrebbe partorito due volte. I bambini sarebbero stati registrati come figli di altre donne della famiglia. Per questo nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Paparella è contestato anche il reato di alterazione di stato.